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Un primo semestre da record per lo short term rent

Registrazioni iper positive per i tassi di redditività del mercato affitti brevi in questo primo semestre del 2019 in Italia, confrontando i dati rispetto a I e II semestre 2018.

La concorrenza è sempre più ampia, variegata e organizzata, e la domanda cresce: italiani stessi e turisti scelgono sempre più di frequente la formula dello short term rent rispetto al soggiorno in hotel, prenotando anche con poco anticipo e soggiornando per periodi sempre più brevi.

Altro dato rilevante è che, nonostante l'aumento del prezzo medio giornaliero, l'occupancy delle strutture gestite da privati o da intermediari continua a crescere. Affari d'oro dunque per chi ha scelto di mettere a reddito il proprio immobile, sia in autonomia che tramite una società che ne gestisca pratiche, burocrazia, incombenze domestiche e direttamente check-in e check-out (la seconda soluzione risulta comunque rimanere la più redditizia in termini di tempo e guadagni, grazie alla preparazione e agli strumenti in dotazione alle società che operano nel settore).

Dati alla mano grazie all'Osservatorio, abbiamo idicazione del prezzo medio giornaliero (ADP – Average Daily Price) nei primi sei mesi dell’anno: Milano (112 euro), Bologna (96 euro), Firenze (119 euro), Roma (99 euro). 

Il tasso di occupazione (Occupancy) segnala invece tra le prime quattro Milano con un 79%, Bologna con un 66%, Firenze con il 62% e Roma con il 63%.

La forbice temporale tra il momento della prenotazione e il soggiorno, indica che i clienti, sia in ambito business che turistico, tendono sempre più a procrastinare il momento della prenotazione. La booking window si contrae quindi di circa l'8% in media rispetto al semestre precedente. Salendo l'offerta c'è meno paura di rimanere senza un alloggio, le alternative sono tante e, salvo periodi di picco, si raggiungono quasi sempre i proprio desiderata in termini di locazione. Entrando nel dettaglio, chi viaggia per turismo preferisce bloccare con molto anticipo le prenotazioni per il viaggio (aereo, treno ecc) e rimandare a una fase 2 la scelta dell'alloggio, anche per dilazionare la spesa. I business travellers invece non avendo visibilità anticipata su spostamenti e date fino a poco prima della trasferta prenotano necessariamente tutto in unica soluzione poco prima della partenza.

Anche la durata del soggiorno diminuisce, con, per esempio, una media di 8 giorni di soggiorno a Milano (-7% vs II semestre 2018).

I soggiorni diventano quindi più brevi e frequenti, e sempre più orientati su una soluzione che faccia sentire "a casa" e non in strutture impersonali o standardizzate.